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Anemometrie

Chi sono

Mi chiamo Chiara e ho sempre avuto una certa difficoltà a stare ferma.

Forse c’entra il fatto che da sempre pratico danza e che oggi insegno movimento. O forse è semplicemente il motivo per cui, quando posso, parto.

Mi sono laureata in giornalismo perché alle cose che vedo sento quasi sempre il bisogno di aggiungere parole. Viaggio per la ragione opposta: per scoprire che cosa succede quando sono i luoghi a parlare per primi.

Negli ultimi anni ho attraversato soprattutto isole. Spesso in moto, con poco spazio per portare cose e moltissimo per lasciarsi raggiungere da ciò che sta fuori: il caldo dell’asfalto, l’odore della macchia mediterranea, il sale che rimane sulla pelle, il mare che compare alla fine di una curva. E il vento.

Mi piacciono i luoghi in cui la natura non fa da sfondo. Quelli in cui decide il ritmo, cambia i programmi e qualche volta costringe a prendere un’altra strada. Credo che sia anche questo che cerco quando viaggio: la possibilità di cambiare direzione. Perché ogni cambiamento, piccolo o grande che sia, porta con sé una boccata d’aria nuova.

C’è un libro a cui torno spesso, La ballata del vento. Piccolo ma ostinato inseguimento. Racconta il tentativo di conoscere il vento attraverso le persone che, in modi diversi, hanno imparato a osservarlo, inseguirlo, subirlo, raccoglierlo.

Forse Anemometrie nasce anche da lì.

Un anemometro misura il vento. Io non so farlo in nodi o chilometri orari. Lo misuro nei luoghi che attraverso, nelle persone che incontro, nelle deviazioni che non avevo previsto e in quello che mi rimane addosso quando torno.

Queste sono le mie anemometrie.

E tu, da quale vento ti lasceresti cambiare rotta?